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6 ottobre 2026
Confimi Alimentare porta al tavolo imprese e finanza: a Milano il confronto sulla crescita delle aziende italiane
Tatone: “Piccolo è bello, ma oggi non basta più. Dobbiamo costruire ponti tra manifattura e capitale specializzato”
Milano, 5 ottobre 2026 – Crescita dimensionale, aggregazioni, apertura al capitale e rafforzamento delle filiere. Sono questi alcuni dei temi al centro della tavola rotonda promossa da Confimi Alimentare, che ha riunito a Milano imprenditori manifatturieri, operatori del private equity e rappresentanti della finanza innovativa.
L’obiettivo dell’incontro è stato mettere a confronto due mondi che troppo spesso procedono su binari paralleli: quello dell’impresa e quello dei mercati dei capitali.
La manifattura italiana ha costruito la propria forza su una diffusa presenza di piccole e medie imprese, capaci di garantire flessibilità, capacità di adattamento e un forte legame con i territori. Tuttavia, in uno scenario internazionale sempre più competitivo, la dimensione aziendale può diventare un fattore decisivo per sostenere nuovi investimenti, internazionalizzarsi, acquisire competenze e tecnologie e rafforzare le filiere produttive.
In questo percorso possono assumere un ruolo strategico alleanze, reti d’impresa, aggregazioni e partecipazioni incrociate, strumenti in grado di aumentare la capacità competitiva delle aziende senza necessariamente snaturarne l’identità.
“Il piccolo resta una caratteristica del nostro sistema produttivo, ma non può diventare un alibi per non crescere – ha sottolineato Alessandro Tatone, presidente di Confimi Alimentare –. Le nostre imprese hanno dimostrato di saper essere flessibili e resilienti anche nei momenti più complessi. Ora dobbiamo mettere questa capacità al servizio di una nuova fase: consolidare le posizioni conquistate, rafforzare le filiere e creare le condizioni perché le aziende possano fare il salto dimensionale quando questo è necessario”.
Dal confronto sono emerse tre principali leve per sostenere un percorso di crescita: alta funzionalizzazione, aggregazioni e apertura finanziaria.
Sul tema del rapporto tra imprese e capitali è intervenuto anche Mario Carlo Ferrario, investment banker tra i pionieri del private equity in Italia e oggi promotore, con For Impact Capital, di strumenti di finanza d’impatto.
Secondo Ferrario, la forza del capitalismo italiano si fonda su un tessuto unico di piccole e medie imprese, ma per garantire continuità e crescita a questo modello è indispensabile rafforzare la sinergia con i grandi capitali nazionali e internazionali, creando condizioni capaci di attrarre risorse verso il sistema produttivo italiano.
Per Confimi Alimentare, la sfida è anche culturale. Imprese e operatori finanziari utilizzano spesso linguaggi differenti: l’imprenditore guarda alla continuità aziendale, al prodotto, alle persone, alla filiera e al territorio; la finanza guarda al capitale, al rischio, al rendimento e alla capacità di generare valore.
La vera sfida è quindi costruire un linguaggio comune, capace di mettere in relazione manifattura e capitale e di accompagnare le imprese nei percorsi di crescita senza snaturarne identità e vocazione industriale.
L’Italia dispone di un ampio patrimonio di risparmio privato e di un sistema produttivo ricco di competenze, prodotti e mercati riconosciuti a livello internazionale. Il passaggio decisivo è trasformare una parte di questa capacità finanziaria in capitale per la crescita, creando strumenti e relazioni capaci di sostenere le imprese in una nuova fase di sviluppo.
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